Pagani

I primi insediamenti certi nella città si collocano nella parte settentrionale dell'abitato, con il villaggio di Barbazzano, noto dai documenti fin dal XI secolo, e  presso il piano di San Felice, con la struttura denominata Curtis in plano (oggi Cortinpiano), baronia certamente nota a partire dal XI secolo, due villaggi facenti parti della civitas Nuceriae e che divennero, poi, parte integrante della futura Nuceria Paganorum.

Con l'avvento dei Borboni e con la politica iniziata da Carlo III, tutto il territorio dell'Agro cominciò a riprendersi lentamente. La popolazione aumentò sensibilmente, si sviluppò la coltivazione del cotone, si incrementò l'allevamento del baco da seta e si impiantarono le prime manifatture di cotone filato.

 

La breve parentesi napoleonica e l'abolizione del feudalesimo non fecero altro che porre il definitivo assetto ad una situazione ormai matura; Pagani assunse una propria autonomia, staccandosi da Nocera ed entrando, successivamente, a far parte del regno d'Italia. All'inizio ci fu un periodo di stasi demografica e di stagnazione economica ma, data l'importanza della sua posizione, i commerci e le industrie non tardarono ad affermarsi: gli ortaggi, la frutta, gli agrumi, la pasta incominciarono a sviluppare notevoli flussi economici.

Dopo la pausa economica fra le due guerre mondiali, a partire dal 1948, nuove industrie cominciarono ad espandersi, soprattutto quelle conserviere e di trasformazione dei prodotti agricoli, creando un notevole indotto nel campo della meccanica e degli autotrasporti. Pagani oggi costituisce un nodo essenziale per la distibuzione commerciale delle produzioni agricole, infatti, è co-sede del mercato ortifrutticolo Pagani-Nocera (terzo per dimensioni in Italia) che è catalizzatore e crocevia del commercio dell'ortofrutta non solo della regione ma di tutto il Meridione.


Un viaggio tra barocco e neoclassicismo. È quanto attende il visitatore che s’incamminerà lungo Corso Ettore Padovano a Pagani che ricalca l’antico tracciato della Nuceria-Stabias. Lungo il tragitto, a testimonianza del fervore religioso che animò gli spiriti tra ’600 e ’700 e in concomitanza con l’arrivo delle congregazioni religiose in questa zona, le facciate delle chiese barocche faranno capolino ai lati dell’asse viario con la loro verticalità, artificiosità e sfarzo, cui si contrapporrà la linearità e il classicismo settecentesco della bellissima facciata neoclassica della Basilica di Sant’Alfonso. Ad aprire il percorso di visita è la chiesa di Santa Maria del Carmelo, detta «Madonna delle galline» per la notoria tradizione popolare che racconta del ritrovamento di una piccola tavola lignea su cui era raffigurata la Madonna del Carmine, da parte di alcune galline che razzolavano in un campo. La chiesa, costruita tra il 1609 e il 1615, nel 1954 è stata elevata a santuario mariano. La facciata barocca, alta e slanciata, è abbellita da un bassorilievo che spicca sul portale, raffigurante la Vergine del Carmelo con in braccio il Bambino, assisa tra nembi e angeli e da due statue allegoriche, collocate ai lati del portale, che sono la Pudicizia (che richiama quella in marmo situata nella cappella napoletana di San Severo dei Principi de’ Sangro, opera del Corradini) e la Speranza. Straordinaria l’abbondanza di affreschi, magnifico il cassettonato ligneo, che si estende per 864 metri quadrati e nei cui incavi sono disposte 21 tele con scene legate al ciclo mariano, intervallate da icone di martiri cristiani. La visita procederà con la chiesa del Santissimo Corpo di Cristo, eretta nella seconda metà del XVI secolo. L’abside, i cui affreschi esaltano il martirio e la santità di Felice e Costanza, accoglie l’altare maggiore in marmi policromi, su cui spicca un’opera di Francesco Giordano, una grande pala della Circoncisione. Ai piedi dell’altare, in un’urna sono racchiuse le statue adagiate dei due martiri con le loro reliquie. Avanzando lungo il percorso si arriva alla chiesa di Santa Maria della Purità, oggi innalzato a santuario di Gesù Bambino di Praga con l’annesso monastero. Fondato dalla veneranda Madre Serafina di Dio, carmelitana di Santa Teresa d’Avila, il monastero fu donato, dopo la partenza delle suore nel 1976, alla Pia Unione Ammalati Cristo Salvezza, centro di spiritualità e di assistenza ad anziani e bisognosi. La chiesa, costruita nel 1682, è un piccolo gioiello nascosto nella selva dei palazzi del corso. Sulla facciata il barocco, a differenza della altre chiese seicentesche di Pagani, è espresso con maggiore decorativismo e artificiosità. Il Santuario è arricchito da bellissimi quadri di autori del ’600 (Francesco Solimena, Luca Giordano e scuola del Murillo). L’interno è altresì decorato da gelosie dorate lignee, nonchè da un pavimento in maiolica di fine ’600. La visita si conclude con la Basilica di Sant’Alfonso, patrono di Pagani. La chiesa fu voluta e ideata dallo stesso santo per sostituire l’antica chiesetta di San Domenico. La costruzione, iniziata nel 1756, fu completata solo nel 1824 e nel 1908 fu elevata a basilica Pontificia da Papa Pio X. La facciata in stile neoclassico fu realizzata nel 1823 da Filippo Conforto cui, nel 1824, Carmine Calvanese aggiunse le statue dei santi Pietro e Paolo, poste in due nicchie. Negli anni ’30 la basilica venne rivestita di marmi colorati di alto pregio. L´altare centrale, innalzato nel 1883 con marmi provenienti dalla Reggia di Caserta, è sormontato dalla pala raffigurante San Michele Arcangelo. A sinistra dell’abside si apre la Cappella del santo che racchiude l´urna contenente le reliquie disposte anatomicamente su un carrello d´argento e realizzata con la fusione di oggetti preziosi donati dai fedeli.

 

Per approfondire:

La scheda su Pagani di Wikipedia

Powered by CMSimple | Template Design by CMSimple-Styles