Homepage > Visitare l'agro > Nocera Inferiore

Nocera Inferiore

 

Nocera Inferiore è il comune capofila dell'Agro nocerino, centro di cultura e di servizi.

La sua storia va a braccetto con quella di Nocera Superiore, che ospita la città romana. Il primo nucleo di Nocera Inferiore si formò quando, abbandonato il sito della Nuceria classica, i suoi abitanti scelsero di ripararsi alle falde della collina di Sant'Andrea, fortificandola con un castello e tre cinta di mura.

Il Castello del Parco (noto con tale denominazione anche nei primi documenti), divenne il fulcro della nuova città, che conservò nome, tradizione ed eredità dell'antica Nuceria Alfaterna.

Intorno alla collina sorsero, durante il basso medioevo, le grandi strutture monastiche che ancora oggi formano gran parte del patrimonio monumentale della città, che, almeno dal XIV, fu stabile sede della travagliata diocesi.

Jacopo Sannazzaro, Angelo e Francesco Solimena, Domenico Rea sono solo alcuni degli artisti che sono legati a questa città e l'abbellirono con le loro opere.


Il cuore antico della città medievale riempie di sé la Collina del Parco che subito cattura l’attenzione di chiunque raggiunga, col treno o in autostrada, Nocera Inferiore.

Pochi luoghi sono capaci, come questa piccola altura, di evocare tutto quanto il passato, quasi che si sia determinata proprio qui e non altrove una speciale concentrazione dello spazio e del tempo, in cui si sovrappongono e confondono la verità storica e il mito, i delitti atroci ed i gesti eroici.

I luoghi che Francesco Solimena amava e per i quali avrebbe dipinto alcuni dei suoi capolavori, collocandoli tutti nel refettorio del convento di Sant’Andrea, destinandoli di proposito alla parte più familiare ed intima del convento, edificato nel 1563 dalla città e dal suo terzo duca, Alfonso Carrafa.

Quest’ultimo aveva voluto rinsaldare così il legame che già esisteva tra la sua casata ed il nuovo Ordine. Infatti, era stata proprio sua madre, Eleonora Conclubet d’Arena, a tagliare e cucire di propria mano il cappuccio dei fraticelli che, in ossequio a quanto prescritto da Ludovico da Fossombrone, avrebbe dovuto essere quadrato e piramidale al tempo stesso.


Nel 1647 i Carrafa lasciano il feudo di Nocera, ma i cappuccini, che intrepidi avevano difeso le ragioni della città contro le prepotenze di quegli stessi duchi, resteranno nel loro convento. Se ne sarebbero allontanati in cerca di elemosine e soprattutto per soccorrere gli appestati del 1656 che il clero secolare aveva preferito abbandonare al loro destino allontanandosi dalle aree del contagio.


Ricordi che oggi tornano di attualità assieme ai frati che finalmente si rivedono per le nostre strade, proprio mentre il loro convento è in corso di restauro, terminato il quale torneranno da noi anche i dipinti solimeneschi. Intanto si può anzi dire che l’intera collina stia già per assumere una configurazione più consona alle vicende che l’hanno interessata.


E mentre si attende che scavi organici chiariscano se la fortificazione fosse già in piedi in età bizantina, già ora si percepisce l'amenità del sito che spinse Carlo d’Angiò a farne la residenza di corte. Elena Comneno, vedova di re Manfredi, San Ludovico e Carlo Martello, la lussuriosa Giovanna I, il collerico papa Urbano VI, gli artisti ed i letterati raccolti nella sua corte rinascimentale da Giovanna Castriota sono solo una piccola schiera rispetto alla miriade di personaggi passati per il Castello del Parco.

Dall’alto della sua torre poligonale di età normanna si scorge alle falde collinari il cenobio benedettino di San Giovanni in Parco, per il momento non visitabile perché solo da poco se n’è iniziato il recupero, quando ormai si disperava di poter conservare all’ammirazione dei posteri la nitida architettura del suo chiostro, forse realizzato da Michelangelo De Biase mediante lo sbancamento del versante meridionale della collina. Sarà invece aperto ai visitatori il monastero domenicano di Sant’Anna, carico di affreschi di matrice toscana e di dipinti di Angelo, Francesco ed Orazio Solimena. Nell’atrio di accesso allo stesso monastero si scorge la lunetta dipinta da Andrea Da Salerno, il Raffaello di Napoli, sulla scorta di una più antica raffigurazione della Sant’Anna Metterza, affrescata nella chiesa domenicana probabilmente in occasione delle nozze di Clemenza d’Asburgo con Carlo Martello. Un’unione breve, ma felice che fu propiziata da Pietro de Ageta, che suggerì quel matrimonio a Carlo I d’Angiò che aveva prosciugato le finanze del Regno di Napoli per la riconquista della Sicilia dopo i Vespri. Sarà anche possibile accedere al monastero di Santa Chiara dove le clarisse hanno recuperato nel cellaio una rappresentazione del Calvario, risalente ai primi del Cinquecento.


Nell’antico cellaio del monastero delle Clarisse di Santa Chiara, dove è affrescato il «Calvario» cinquecentesco, è stato allestito anche un piccolo museo. Qui è custodito un affresco della seconda metà del XIV secolo, La Madonna allattante, che rappresenta un tipico prodotto della cultura giottesca di metà Quattrocento, forse da mettere in rapporto con il soggiorno a Napoli dello stesso maestro fiorentino. Con molta probabilità l’affresco con la Vergine che allatta è ridotto a metà della raffigurazione iniziale per la creazione di un varco nella parete dipinta.


Per approfondire:

Powered by CMSimple | Template Design by CMSimple-Styles