Nocera Superiore è l'erede formale dell'antica Nuceria Alfaterna. Quando, con un decreto del 1851 fu definitivamente separata dalla Nocera sorella, i confini della nuova città seguirono quasi perfettamente il percorso delle sue antiche mura.
La città, formata da innumerevoli frazioni e villaggi sparsi, è priva di un vero e proprio centro. Tuttavia è ricca di testimonianze del suo glorioso passato.
Al capo opposto della Collina del Parco si collocano il Battistero paleocristiano di Santa Maria Maggiore e le due principali aree archeologiche finora ritrovate a Nocera Superiore, una relativa al teatro ellenistico-romano di Pareti e l’altra comprendente la necropoli monumentale di Pizzone.
Il teatro assunse, al momento della ricostruzione di Nuceria che Annibale aveva distrutto nel 216 a. C., una posizione di grande suggestione scenografica, collocato com’era al fondo della strada assiale che risaliva da nord a sud, dividendo la città in due metà uguali, ciascuna grande quanto la vicina Pompei.
Nella conformazione ricordava i teatri di Perge in Panfilia, di Laodicea di Siria e di Praeneste, ma fu sotto Augusto che fu ampliato fino a raggiungere i 96 metri di diametro ed in quella occasione venne arricchito di marmi pregiatissimi, lavorati da maestranze greche, o di formazione greca, già attive a Roma nel foro di Augusto. Al momento dello scavo, nel 1979, il professor Werner Johannowsky ritrovò una lapide di Vespasiano relativa agli ultimi, frettolosi restauri dell’edificio che in età angioina avrebbe subito l’ultima spoliazione di materiali di pregio, verosimilmente utilizzati sulla Collina del Parco. Al 1994 risale, invece, il ritrovamento della necropoli ellenistica di Pizzone, edificata sui due lati di un asse stradale artificiale, ottenuto con l’abbassamento dell’originario piano di campagna. Il successivo interramento alluvionale dell’area avrebbe suggellato gli accessi alle varie tombe gentilizie che così ci hanno conservato l’onomastica della classe dirigente della Nuceria di quel periodo.
Ma la memoria della città classica rimane tutta riassunta nel Battistero paleocristiano di Santa Maria Maggiore, innalzato da un ignoto architetto bizantino coi materiali di spoglio prelevati da edifici del Foro caduti ormai in disuso. Questi fusti marmorei sorreggono, senza interposizione di tamburo, un’arditissima cupola, risparmiata dai terremoti grazie all’accortezza del suo costruttore. Questi, infatti, prima di utilizzare le quindici coppie di colonne a sostegno della cupola, interrò al di sotto di esse un cilindro a blocchi di tufo che poi avrebbe risposto ad ogni sollecitazione come un’autentica piattaforma antisismica.
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