Di epoca
longobarda, voluta dal principe Arechi, la fortificazione di Santa Maria a
Castello è ubicata a 285 m sul livello del mare, sulla collina di
Sant'Apollinare il cui orizzonte si allunga da un lato sul Golfo di Napoli, su
quello di Castellamare contenendo tutto l’hinterland napoletano meridionale e
l’Agro nocerino-sarnese e dall’altro si perde nella valle dell’Irno e
parzialmente in quella metelliana.
Nasce come fortezza
longobarda nell’VIII secolo, e fu
baluardo contro le incursioni saracene del IX secolo.
Sorge in
un’area in cui sono state trovate alcune monete di bronzo del V-VI sec. a.C. e
dei frammenti di ceramica a vernice nera sovradipinta di epoca preromana
osco-campana e di importazione greca.
Nei secoli
successivi si trasforma in convento accogliendo nel 1200 i benedettini, poi nel
1500 passò tra i possedimenti dei Frati francescani del convento di
Sant’Antonio di Nocera. In seguito fu abitato da eremiti della cui presenza si
attesta il ricordo fino a qualche decennio fa. Tale presenza antropica ne ha
rappresentato la fortuna, in quanto ha permesso una conzervazione pressoché immutata
integrità della struttura (cosa non avvenuta a fortezze e castelli appartenenti
a comunità limitrofe, quali Roccapiemonte e Mercato San Severino).
Di grande
pregio artistico è l’affresco trecentesco raffigurante la Madonna con Bambino,
collocato nella zona absidale della chiesa.
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